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Anche quest'anno ARTISCHIA si è svolta ad Ischia Ponte e si è nuovamente scelto di integrare la mostra dell’artigianato locale con una sezione dedicata ai prodotti agro-alimentari ed enogastronomici di elaborazione autoctona, denominata AGRISCHIA.

Artischia & Agrischia 2009. Un laboratorio a cielo aperto per gli alunni dell’isola

Artischia & Agrischia 2009ha avuto come ospiti d’onore tanti alunni delle scuole isolane che hanno potuto ammirare da vicino l’artigianato isolano e sperimentare l’arte tramandata di generazione in generazione. Le scolaresche, all’incirca 200 alunni isolani, hanno potuto ammirare la creatività degli artigiani che riescono grazie alla loro abilità a plasmare opere meravigliose.
Fonte: il golfo.it

Il Progetto Policoro ha sostenuto Artischia & Agrischia 2009 dimostrando di credere in un evento che ha l’obiettivo di valorizzare il bagaglio delle tradizioni artigianali ed agricole della nostra isola.
Il Progetto Policoro è un progetto organico della Chiesa Italiana inaugurato dalle tre Pastorali(la Pastorale sociale, la Pastorale Giovanile e la Caritas) nel’95 per cercare di dare una risposta concreta al problema della disoccupazione del Sud Italia.
Gli obiettivi perseguiti sono:
- Offrire alle Chiese locali strumenti ed opportunità per affrontare il problema della disoccupazione giovanile in una prospettiva di evangelizzazione e promozione umana.
- Aiutare le Chiese ad interagire fra di loro con spirito di solidarietà e di reciprocità.
- Stimolare le varie pastorali e le aggregazioni laicali a lavorare a rete in un’ottica di sinergia e collaborazione.

Agrischia.

Agrischia ha riscontrato un ampio assenso  nei visitatori, che hanno avuto l’occasione di conoscere le molteplici imprese isolane dedite alla produzione di miele, vino, olio e  salumi. Ogni impresa ha avuto il proprio stand, che ha  funto, principalmente, da luogo per raccontare la propria Storia, le proprie attività specifiche e le peculiari tecniche produttive utilizzate, nell’ottica di una trasmissione del bagaglio di conoscenze legate alla tradizione locale, lontana nel tempo e contemporanea. Insomma Agrischia ha consentito ai visitatori di scoprire la tradizione caratteristica di ciascun azienda isolana coinvolta, e di riflesso l’insieme delle tradizioni dell’isola d’Ischia.

Artigianato sociale.

L’artigianato come strumento di espressione per valorizzare i legami sociali. Il Centro diurno dell'unità operativa di salute mentale di via Michele Mazzella - Ischia.

Iscrizioni ad Artischia 2010.

Puoi contattarci fin da subito per iscriverti ad Artischia, fiera dell'artigianato ischitano - edizione 2010.



Storia dell'artigianato isolano

Artigianato e lavori in paglia e rafia

Prima dell’affermazione del turismo, il settore principale dell’economia, per secoli, è stato il primario. La coltivazione della terra e l’esportazione del vino, costituivano una delle risorse più importanti del territorio, seguite poi dalla pesca e dall’artigianato. In questo settore erano impiegate soprattutto le donne, che accanto ai lavori nei campi, all’allevamento del bestiame e alla cura della casa e della famiglia, si dedicavano, con soddisfacenti risultati anche ai lavori artigianali. Nell’Ottocento, ad esempio, Forio è all’avanguardia nell’isola per la lavorazione dell’oro, con la realizzazione di particolari orecchini a pendenti, chiamate navicelle.
Accanto alla lavorazione della nobile materia, si affiancavano i lavori eseguiti attraverso  l’arte dell’intreccio e del ricamo, con i quali le donne realizzavano splendidi cappelli, ventagli e cestini.
L'acquisizione della tecnica dell'intreccio, in genere, veniva trasmessa da generazione in generazione e custodita come  un autentico patrimonio di conoscenze
[1].
A Ischia si utilizzavano prevalentemente materiali derivati da piante isolane, fatta eccezione per  il giunco, importato dalla terra ferma e la rafia che arrivava dall'Africa.
Tra le piante coltivate nell’isola, precisamente nei comuni di Barano e Serrara Fontana  vi era un grano molto particolare, chiamato “carosella", da cui si ricavava una paglia utile all’arte dell’intreccio.
L’avvento del terziario, con l’affermazione del turismo di massa, determinò l’abbandono dei campi, con la conseguente riduzione della terra destinata alla coltivazione del grano. La diminuzione di grano, portò  un incremento dell’utilizzo della rafia, che è un prodotto di origine vegetale e si ricava da una palma diffusa sulle coste del Madagascar e della costa orientale africana.
La realizzazione di questi oggetti era il risultato dell'arte dell'intreccio e del "Macramè", l'arte dei nodi, originaria dell'Oriente.
Sempre nell’ambito del lavoro d’intreccio sono d ricordare i cestini di vimini, realizzati dai contadini, che appresero quest’arte dai progenitori e ne tramandavano e in alcuni casi lo fanno ancora oggi, le tecniche ai più giovani.
Vallariello Gioacchino, "La lavorazione della ràfia", La Rassegna d’Ischia, n 5, 2001 - www.larassegnadischia.it

La lavorazione della materia

Nell’antichità Ischia era nota come centro di produzione della ceramica: Pithecusa, dal greco pithos, ziro di creta.
La creta introdotta dai Greci, gli Eubei, si diffuse sul territorio e fu presto assimilata dagli indigeni, che cominciarono a praticarla, soprattutto a Casamicciola.
I giacimenti più consistenti si trovavano alle pendici del Monte Epomeo e sulle colline sopra Casamicciola.
Il problema principale era il reperimento della materia prima, che doveva essere scavato in cunicoli sotterranei e trasportata a dorso di un mulo
[2].
L’argilla, chiamata comunemente creta, veniva lavorata a Casamicciola. Il settore, comunque, nella seconda metà dell’Ottocento entra in crisi e il terremoto del 1883, che distrusse gran parte di Casamicciola e dei comuni vicini, finì con accrescere maggiormente le difficoltà già esistenti.
In seguito a questo disastro naturale furono espropriate molte fornaci. La mancanza dell’argilla plastica e combustibile, diminuì la lavorazione dei vasi di creta.
Nei primi decenni del Novecento i metodi usati per la lavorazione dell’argilla non mutarono, ma il prodotto veniva da Formia ed era trasportato su motovelieri. La produzione di vasellame diminuiva progressivamente e si realizzavano soprattutto tegole, quadroni e mattoni. Accanto ai quali si annoveravano anche anfore e recipienti per lavare la biancheria.
Oggi la lavorazione della creta e della ceramica è mutata, perché diversi sono gli strumenti e le procedure, ma restano ancora la creatività e  gli insegnamenti degli antichi.
 
DI IORIO TIZIANA, Tra vino e mare. Ischia e i D’Ambra tra 800 e 900, Tesi di laurea, Istituto Universitario Orientale, Facoltà di Scienze Politiche, relatore prof. Paolo Frascani, anno accademico 1997 – 1998.



[1] Cfr. Vallariello Gioacchino, "La lavorazione della ràfia", La Rassegna d’Ischia, n 5, 2001.

[2] Cfr. G. Buchner, I giacimenti di argilla nell’isola d’Ischia e l’industria figulina locale in età recente,Napoli, 1992, pp. 12, 13.